Ultima modifica: 26 Gennaio 2016
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Alla scuola dell’infanzia di Vobarno

La scuola dell’infanzia S.Lucia raccontata da chi ci “vive” quotidianamente

Perché lavorare alla scuola dell’infanzia di Vobarno?

Perché mandarci i propri figli?

Ve lo racconta chi la scuola la “vive”, da insegnante e da genitore.

Operare nella Scuola Statale dell’Infanzia di Vobarno, e decidere di rimanervi, significa per me accettare la sfida di un particolare impegno che, oltre al fisico, coinvolge la coscienza, il cuore e i sentimenti; significa, talvolta, ingoiare “bocconi amari”, accettare qualche sconfitta, lottare contro pregiudizi e luoghi comuni. Certo, la situazione è sempre molto complessa: la ricerca di nuove strategie, contenuti, metodi per conoscere, accogliere e integrare “l’altro” continua.

Io, comunque, spero e credo che l’incontro di culture diverse diventi “arricchente ed emozionante” quando, da entrambe le parti, c’è la volontà di dialogo e di rispetto reciproco;  e quando non si mette al primo posto la “paura” di perdere – sia dall’una che dall’altra parte – le proprie origini storiche, sociali o religiose. Mia mamma mi racconta ancora oggi che, quand’ero piccola, esprimevo spesso il desiderio di “partire come suora missionaria in Africa”: suora … non la son diventata; missionaria in …. Africa, sì!!! E ne sono molto contenta, perché il mio “desiderio”, in una forma diversa,  si è comunque avverato: per me, operare nella Scuola dell’Infanzia di Vobarno, è proprio una missione!(Se Maometto non va alla montagna, la montagna va a Maometto !)

Mi piace concludere con una frase che ho recentemente trovato su un “social” e che mi dice di quanti pregiudizi noi adulti siamo spesso “prigionieri”. Alla domanda: “Quanti stranieri ci sono nella tua scuola?” un bambino ha risposto: “Non lo so: nella mia scuola ci sono solo tanti bambini!”

Meditate, gente. Meditate!

                                                                         Maestra Cristina.

E i genitori cosa ne pensano?

La nostra esperienza alla scuola dell’infanzia statale è appena cominciata. È stata fortemente voluta e condivisa a livello famigliare. Come genitori ci siamo sentiti subito accolti, ascoltati e rassicurati quando ve ne è stata la necessità. Lo stesso è accaduto e accade ogni giorno per la nostra bambina. Dai suoi racconti confusi siamo riusciti a recepire un avvio strepitoso, al di là delle aspettative, con tante attività nuove per lei, sempre diverse e coinvolgenti, inserite in un contesto sociale sereno e giustamente governato dalle regole e dal rispetto di sé, degli altri e dell’ambiente in cui ci si trova. E poi è bello saperla in un luogo dove, al contrario di casa propria, si può sporcare e provare a “pasticciare”, inventando sempre giochi nuovi. Vederla arrivare a casa felice e soprattutto con le mani sporche ne è la prova tangibile quotidiana.

Un lungo viaggio ancora ci attende, ma se il buongiorno si vede dal mattino…..

Mamma e papà di Anna

 

La scuola è oramai nel pieno del suo cammino e noi siamo molto soddisfatti della scelta fatta. Trovo in questa scuola una grande professionalità, voglia di fare e di trasmettere, sempre all’insegna dell’ entusiasmo e del buon umore. E tutto ciò viene confermato ogni giorno dai racconti spensierati di Giorgia che ci descrive la sua giornata piena  di  attività, dove, come dice lei “non ci si annoia mai”!

                                                                                            Mamma e Papà di Giorgia

 

…”Mi sento come a casa, sono tranquilla. Ti svegli al mattino con il sorriso, contenta di andare a scuola. Gli stranieri si inseriscono con gli italiani. Due religioni diverse giocano insieme!”

Mamma di Gianpietro